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In un giardino dimenticato dal tempo, dove i fiori parlavano solo con il vento, viveva una farfalla di nome Incanto. A differenza delle sue sorelle, Incanto aveva le ali trasparenti come il cristallo più puro; quando volava, non proiettava ombra, ma piccoli arcobaleni che danzavano sull’erba.
Incanto era triste perché si sentiva invisibile. Nessuno può vedere i miei colori, sospirava, posandosi sui fiori.
Una notte, incontrò un vecchio grillo che portava con sé una lanterna fatta di un guscio di noce. Perché piangi, piccola creatura di vetro? Chiese il grillo.
Perché sono fatta di niente, rispose Incanto. Le mie sorelle farfalle sono dipinte dai colori più belli, invece io sono solo aria.
Il grillo sorrise, appoggiandosi ad un petalo. Non sei fatta di niente, devi solo avere pazienza. Aspetta l'alba sulla collina dei desideri e vedrai…
Con un lento inchino, il vecchio grillo sussurrando, scomparve nella buia notte.
Incanto volò nel buio, guidata dal profumo dei peschi in fiore, finché non raggiunse la cima della collina proprio mentre il sole iniziava a svegliare le meraviglie del creato. In quel momento, una piccola goccia di rugiada scivolò da una foglia e si posò proprio al centro delle ali di Incanto.
Ed ecco che accadde il miracolo: Il primo raggio di sole attraversò la goccia di rugiada e le ali di cristallo della farfalla, esplodendo in mille colori che nessuno aveva mai visto prima. Non erano colori dipinti, ma colori meravigliosi, che cambiavano a ogni battito d'ali.
Incanto capì allora che la vera bellezza non è ciò che portiamo addosso, ma la capacità di lasciarsi attraversare dalla purezza della luce, per donarla agli altri.
Da quel giorno, Incanto non fu più invisibile. Divenne la custode dell'alba, ricordando a ogni fiore e a ogni bambino che anche il cuore più trasparente può illuminare il mondo intero.
“Questa fiaba ci insegna che non dobbiamo cambiare ciò che siamo per sentirci accettati, ma imparare a riconoscere, con pazienza e tenacia, il valore della nostra autenticità. È rivolta a chi, almeno una volta nella vita, si è sentito invisibile, fragile o non abbastanza visto dagli altri.”